LA BOCCA DEL DRAGONE
La Occa re lo Traone

La piana del dragone ricoperta dalla neve

La Piana, essendo completamente chiusa, drena le sue acque in una frattura carsica ubicata nella parte più depressa del bacino sotto il Monte Costa, denominata “Bocca del Dragone”. Il suddetto inghiottitoio non è in grado di assorbire tutte le acque, che arrivano nel bacino: di conseguenza, su circa 1800 ettari di estensione della Piana, circa 300 vengono occupati, durante la stagione delle piogge, dalle acque meteoriche, che originano un lago a carattere stagionale.

Buona parte di queste acque, attraverso circuiti carsici, vengono immesse lentamente nel sottosuolo e vanno ad alimentare i noti gruppi sorgentizi quali Cassano Irpino, Serino e Baiardo. Le prime notizie di lavori eseguiti alla Bocca risalgono al 1795: essi furono deliberati a seguito degli allagamenti, che distrussero tutto il raccolto agricolo, causando una elevata mortalità. Nel solo mese di luglio del 1841 la malaria aveva fatto 19 vittime nel comune. Nel 1851 e poi nel 1853 e 1854 si ebbero allagamenti consistenti: l’acqua si elevò di circa 20 metri, arrivando sotto il paese. Tutti i campi rimasero ricoperti da melma. Gli abitanti prima si rifugiarono sui monti e poi furono costretti in gran parte a emigrare. Poiché questi allagamenti eccezionali erano dovuti all’ostruzione della frattura carsica, si rese necessario realizzare opere a riparo di tale frattura. Prima di tali opere, infatti, le bocche non avevano nessuna protezione, per cui venivano facilmente ostruite dal materiale trasportato per dilavamento dai monti. Venne cosi realizzato un canale per la regimentazione delle acque d’infiltrazione e venne anche costruita nella parte prospeciente la “ Bocca” una griglia di ferro. La questione non era risolta: nel 1866 fu redatto un progetto dall’ing. Amenduni che prevedeva di convogliare, per mezzo di un tunnel, le acque del Dragone nel fiume Sabato. Tale tunnel avrebbe dovuto attraversare le montagne di Salza, sotto la sella del Malepasso, e scaricare le acque nel torrente Salzola e infine nel Sabato. Ma mentre nel 1885 si dava finalmente inizio al progetto, i lavori vennero interrotti su richiesta del Comune di Napoli per il timore che, sottraendo le acque al loro flusso naturale, si potessero modificare le condizioni di alimentazioni delle sorgenti. Cosi tutto venne sospeso, sebbene molti idrogeologi ritenessero che fosse decisamente limitato l’influsso delle acque del Dragone alle sorgenti del Serino.

Nel 1900 si fecero parziali restauri alla vasca assorbente, si scavò un nuovo pozzo presso le bocche e si sistemarono solo tre dei nove torrenti che si versano nella Piana ( Freddane, Tortoricolo e Pozzella). Tali modifiche non apportarono nessun giovamento, tuttavia la bonifica fu ritenuta compiuta da un’apposita commissione esaminatrice. Seguirono numerose proposte, fu intentata causa a Napoli e, senza concludere nulla, si arrivò al marzo del 1915, quando una nuova inondazione sommerse 1000 ettari di terreno. I lavori eseguiti nel 1916 non impedirono un nuovo allagamento nel 1917, che distrusse seminativi ed erbaggi, provocando franamenti nelle immediate vicinanze delle bocche.

Si ventilò qualche altro progetto inattuabile e, di discussione in discussione, si giunse al 1925. L’ing. Ruggiero iniziò una serie di osservazioni sulla Piana e, tenendo conto della natura geologica del terreno, sostenne che l’allagamento era dovuto solo in parte all’acqua delle precipitazioni e a quella dei torrenti, ma più che altro esso dipendeva dall’innalzamento della falda acquifera sotterranea che imbeveva l’ammasso calcareo del Terminio. Il progetto del Ruggiero non fu attuato, ma si approfondì la vasca d’immissione e furono consolidate le frane adiacenti alla bocca. Il canale collettore fu abbassato di 3 metri e fu portato alla lunghezza di metri 800, fu sistemato l’alveo di alcuni torrenti (Sava e Freddane) mentre altri venivano imbrigliati (Tortoricolo e Oscuro). L’effetto immediato di questi lavori comportò che la portata assorbente delle bocche fu elevata da 540 lt al secondo a 840 lt.


Il canale
(lo canalone).

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