PIANA DEL DRAGONE
La Chiana re lo Traone

La piana del dragone ricoperta dalla neve

La Piana del Dragone costituisce un esempio di lago carsico posto a circa 670 mt. slm; è circondata dai monti: Costa(mt. 1264), Cerreto(mt. 983), Chiaine(mt. 876), Foresta(mt. 969), Valle dei Lupi(mt. 1272), Carcara d’Alessio(mt. 1443).

La Piana, essendo sprovvista di emissario superficiale, deve essere considerata come bacino endoreico; è completamente chiusa in ogni sua parte dalle numerose dorsali montuose, che costituiscono l’ampia ed estesa idrostruttura del Terminio – Tuoro.
L’estensione della Piana è di circa 1800 ettari, di cui circa 300 vengono occupati, durante la stagione delle piogge, dalle acque meteoriche che confluiscono nella Piana attraverso numerosi impluvi naturali.
Tra gli impluvi naturali vanno citati per la loro capacità di portata i torrenti Sava, Oscuro, Tortoricolo, Pozzella e Freddane.

Buona parte di queste acque, attraverso gli apparati carsici, vengono poi immesse lentamente nel sottosuolo e vanno ad alimentare gli acquiferi presenti nelle strutture carbonatiche dislocate in zona.
Va precisato che nella Piana sono presenti due distinte circolazioni idriche: una superficiale, di scarso rilievo idrologico, localizzata nei materiali piroclastici semicoerenti e nei depositi limnopalustri (quaternali), con presenza di falda idrica a circa 10 mt. di profondità dal piano di campagna; l’altra, molto consistente, è presente nei calcari con falda idrica rilevabile a profondità variabile in funzione dell’andamento del substrato carbonatico. Generalmente la profondità della falda oscilla dai 140 ai 190 mt. dal piano di campagna.
Nella Piana affiorano depositi alluvionali costituiti da: sabbia, limi, ghiaia ecc.., nelle zone pedemontane si rilevano invece brecce calcaree miste a materiali piroclastici. Tale materiale proviene dal disfacimento dei calcari e tufo vulcanico per effetto dei torrenti, che scendono dai monti. Il terreno di trasporto raggiunge, a volte, un notevole spessore.

L’acqua proveniente dalle piogge e dallo scioglimento delle nevi invernali ristagnerebbe nella Piana se non avesse sbocco in un inghiottitoio impostato su una zona cataclastica originata da una faglia. Tale frattura naturale, denominata Bocca del Dragone, è ubicata nella parte più depressa del bacino, in direzione del suo margine meridionale, sotto il monte Costa. Le acque della Piana operano una notevole influenza sul regime e sulle portate idriche dei noti gruppi sorgentizi, che si rilevano ai margini orientali ed occidentali della unità idrogeologica del Terminio-Tuoro. In tali gruppi sorgentizi vanno annoverati quelli di Cassano Irpino, di Serino e della sorgente Baiardo.
Alla luce delle implicazioni idrogeologiche innanzi descritte si sono effettuate e sono attualmente in corso studi di carattere idrogeologico e geochimico al fine di formulare valide proposte progettuali per preservare l’enorme bacino idrico del Dragone da rischi di inquinamento legati soprattutto all’azione antropica.
Se con le acque dovessero finire in falda contaminanti capaci di superare indenni i processi autodepurativi, si correrebbe il rischio di contaminare alcune delle principali fonti di approvvigionamento idrico del meridione d’Italia.


La Piana del Dragone, occupata dalle acque meteoriche che confluiscono
attraverso numerosi impluvi naturali.
(I torrenti Sava, Oscuro,Tortoricolo, Pozzella e Freddane).

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