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UN PROVERBIO ALLA VOLTA
Grano pe maggio e lèvene p'abbrìle
( grano per maggio e legna per aprile)
di Salvatore Salvatore
Questo proverbio proviene direttamente dall'agricoltura. Un'agricoltura povera, condotta con mezzi arcaici, che a mala pena riusciva a soddisfare le esigenze minime di sopravvivenza per intere famiglie.
I contadini, ma anche tutte le altre categorie, durante l'anno facevano di tutto per accumulare le riserve per l'inverno. Per riempire i granai e le botti, per accumulare la legna.
L'nverno, sulle colline e sui monti dell'Irpinia, spesso era lungo e assai freddo ed era difficile da superare se non si avevano in casa alimenti a sufficienza e legna da ardere.
Quando si verificavano abbondanti nevicate, era pressocché impossibile uscire di casa e la campagna, ormai spoglia, non era in grado do offrire alcun sostegno alle eventuali difficoltà. Se l'annata non era stata all'insegna dell'abbondanza e i raccolti a mala pena avevano fornito riserve per qualche mese, si intravedevano, automaticamente, giorni difficili.
Era per questo, che scattava per tutti l'ammonimento dettato dal proverbio.
L'invito ad essere molto equilibrati nel consumo e a tener conto che la stagione invernale, da queste parti, spesso non finisce a marzo, come altrove.
Poteva capitare, infatti, che nevicasse e facesse freddo anche nei mesi primaverili: E proprio allora, forse più di prima, c'era bisogno ancora di riserve. Ad aprile le giornate erano più lunghe e il consumo di legna, in caso di freddo, pressocché raddoppiato.
A
maggio, c'era bisogno di più cibo perché erano in pieno svolgimento i lavori dei campi.
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