UN PROVERBIO ALLA VOLTA
Mala nuttuàta e figlia fémmina
( Brutta nottata e figlia femmina )
di Salvatore Salvatore*
Fino a qualche tempo fa, seppure per molti oggi è difficile da comprendere, la donna era poco considerata all'interno di gruppo familiare. La civiltà contadina, per una serie di ragioni che sarebbe lungo spiegare, assegnava alla compagna dell'uomo un ruolo faticoso, ma alquanto marginale. Una mentalità eccessivamente maschilista, tramandata di padre in figlio e proveniente dal lontano Medioevo, faceva preferire la nascita di un uomo a quella di una donna. L'uomo, fosse stato pure un cretino, aveva i pantaloni e tramandava la razza. Non era soggetto a controlli severi da parte della comunità, né doveva preoccuparsi se perdeva i genitori ed era costretto a vivere con altri parenti.
Avere una figlia femmina, invece, significava subito pensare alla dote, al fastidio di farla crescere senza la minima macchia, di darle una educazione votata alla sottomissione, di maritarla entro i 18 anni, di trovarle un marito che non la costringesse a vivere di stenti, di assicurarle, insomma, una discreta fortuna.
Per questo, quando una moglie doveva partorire (allora il parto avveniva in casa e non esistevano le ecografie), l'attesa era enorme. La notte dell' evento, capitava quasi sempre che non si dormiva. In casa era un continuo via vai di gente; la partoriente urlava per le doglie, le assistenti erano fortemente affaccendate, l'ostetrica discuteva dei rischi che si potevano correre se le cose si fossero complicate. Il marito sistemato in un angolo, tra timori, stanchezza e tensione aspettava di assicurare un erede alla sua stirpe. E quando lo avvertivano che era nata una bella femminuccia, (e magari non era la prima) viveva in silenzio la sua insoddisfazione. Poi ci pensava sempre qualcun altro, al momento opportuno, a sfotterlo recitando questo proverbio.
Oggi, sebbene la mentalità sia totalmente cambiata, il proverbio si usa ancora.
Non tanto per indicare il parto in sé, ma per fotografare un avvenimento che non si è concluso nella maniera voluta .
Ad esempio, quando si deve fare un accordo tra partiti, capita che uno di essi aspetti una risposta dagli altri che, già dalle 21.00, si ritirano in riunione. L'attesa spesso si protrae fino all'alba e chi aspetta non riesce né a cenare né a dormire sperando che la cosa si chiuda positivamente da un momento all'altro. Quando poi, oltre l'alba, finalmente arriva la risposta, ma è del tutto negativa, allora si esclama con forte rammarico: mala nuttuàta e figlia fémmina!
Sofferenza senza soddisfazione!
* Direttore della rivista di storia e cultura VICUM
Giornalista pubblicista
Cento proverbi per una civiltà - casa ed. Delta3 edizioni
I proverbi sono la voce sottile e persistente del mondo tradizionale, figli di una civiltà contadina legati al mondo degli animali e a quello della natura. A questi due mondi Salvatore ne aggiunge un terzo, che anima la sezione “società”.
La rilettura “commentata” di ogni proverbio pubblicato si apre con l'esposizione dell'aneddoto o la spiegazione dell'evento (naturale o comportamentale).
Il Salvatore nei suoi proverbi ( dialetto del paese d'origine, Carife) tratta situazioni che, pur appartenendo a particolari contesti sociali, sono facilmente comprensibili da tutti nella loro essenza. Sono le storie dei difetti e pregi dell'uomo, delle sue debolezze e delle sue virtù, dei successi e delle sconfitte.
L'autore non si limita ad esporre solo il significato superficiale di queste pillole di saggezza contadina, ma propone anche una vera e propria “morale” che chiude il commento del proverbio. Ovviamente essa è frutto di un'interpretazione soggettiva ed originale, che tanto è più difficile quanto più sembra chiaro il significato ed il senso del proverbio.
Ecco perché i proverbi dicono e non dicono. Dicono qualcosa e poi ne dicono qualche altra. Dicono una verità indiscutibile e poi ne dicono un'altra che mette in discussione la precedente. Perché il loro compito non è di pervenire alla Verità assoluta, ma di fornire una verità relativa al momento, alla situazione, al contesto. E neppure l'unica possibile. Perché per ogni proverbio adeguato al momento se ne possono trovare altri che confermano. O che contrastano.
Ecco perché i proverbi sono rimasti nella memoria collettiva come monumenti di un passato lontano.
Grazie al libro: “Cento proverbi per una civiltà” di Salvatore Salvatore le future generazioni potranno leggere e ricordare la memoria del passato.
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