UN PROVERBIO ALLA VOLTA

 

Ru fuoco muorto e la callàra ca vodde

( Il fuoco spento e la caldaia che bolle)

 

di Salvatore Salvatore

E' subito evedenti la contraddizione. Come può bollire una caldaia se il fuoco è ancora spento? Per cucinare o per utilizzare acqua calda, specialmente quando non c'erano gli strumenti sofisticati di oggi, era necessario alimentare prima un grosso fuoco, con legna possibilmente secca, e poi mettere la caldaia per bollire l'acqua e far cuocere qualsiasi cibo. Non era assolutamente possibile veder bollire dell'acqua in una caldaia, nel camino, senza che ad alimentare il calore ci fosse del fuoco.
Sulla scorta di questa premessa, è evidente che questo proverbio fu usato per indicare qualcosa che non corrispondeva alla realta, qualcosa che magari era stata solo vantata o fatta apparire già in fase di realizzazione, ma che, in effetti, non era neanche avviata.
Quando per esempio, un fidanzato un pò avventato, in casa della futura sposa, per essere ben accetto alla famiglia, vantava proprietà e beni che poi, ad una seppur superficiale verifica non rispondevano a verità, spesso, il capofamiglia tra sé e sé commentava dicendo "Ru fuoco muorto e la callàra ca vodde".

Ancora oggi viene utilizzato, qualche volta, e applicato nei confronti di chi, con parole, fa vedere le cose già fatte mentre invece, nella realtà, non è stato fatto un bel niente.
Viene usato, per esempio, quando un qualsiasi politico, in campagna elettorale, vanta di aver risolto un grosso problema e invece non ha avviato neanche l'analisi o la progettazione dello stesso.

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