UN PROVERBIO ALLA VOLTA

 

Chi sputa 'ncielo 'nfacce le torna

( A chi sputa in aria, gli torna in faccia )

 

di Salvatore Salvatore *

 

Un invito a non esagerare con l'arroganza

E' un fatto pressocchè scontato. Se si sputa verso l'alto lo sputo, esaurita la spinta, torna verso il basso. Quindi cade, sicuramente su chi ha compiuto l'azione. I nostri antenati, dalla osservazione di questo gesto, trassero un utilissimo insegnamento, che ci hanno tramandato sotto forma di proverbio. Lo sputo, nella concezione morale di sempre, ha rappresentato un grave atto di offesa per chiunque ne venisse fatto oggetto. Chi veniva colpito dallo sputo, specialmente se in faccia, subiva una delle più grosse umiliazioni che si potessero provocare.
Sputare in aria e ricevere in faccia il proprio sputo era, poi, ancora peggio. Era un'azione spavalda che si ritorceva contro chi l'aveva fatta.
Applicato alla morale, questo proverbio è un vero e proprio ammonimento. E' un invito a non esagerare con l'arroganza, a non pensare di poter sputare impunemente in ogni direzione, senza curarsi della presenza e del valore degli altri. Un atteggiamento del genere, sempre carente del giusto equilibrio, porta, inevitalbilmente a subire inattese umiliazioni.
Così, spesso, quando si vanno a compiere azioni malvagie con l'intento di far male o di seminare odi, può capitare che quelle stesse malvagità e quell'odio si ritorcano contro colui che li ha innescati.

Quando ciò capita, e capita abbastanza frequentemente, si riascolta " Chi sputa 'ncielo, 'nfaccia le torna".
Il proverbio, oggi, nonostante abbia perso la sua originaria notorietà, viene applicato ancora. Specialmente nei paesini di montagna, dove minore è stata la contaminazione della modernità, le persone più anziane, con il richiamo a questo proverbio, commentano spesso alcuni avvenimenti della vita paesana.
I contrasti matrimoniali, la politica, il lavoro, l'amicizia sono i soggetti più indicati per la sua applicazione.

 

* Giornalista pubblicista
direttore della rivista di storia e cultura Vicum

 

Altri proverbi

Volturara, Luglio 2008

I proverbi sono la voce sottile e persistente del mondo tradizionale, figli di una civiltà contadina legati al mondo degli animali e a quello della natura. A questi due mondi Salvatore ne aggiunge un terzo, che anima la sezione “società”.La rilettura “commentata” di ogni proverbio pubblicato si apre con l'esposizione dell'aneddoto o la spiegazione dell'evento (naturale o comportamentale).
Il Salvatore nei suoi proverbi ( dialetto del paese d'origine, Carife) tratta situazioni che, pur appartenendo a particolari contesti sociali, sono facilmente comprensibili da tutti nella loro essenza. Sono le storie dei difetti e pregi dell'uomo, delle sue debolezze e delle sue virtù, dei successi e delle sconfitte.
L'autore non si limita ad esporre solo il significato superficiale di queste pillole di saggezza contadina, ma propone anche una vera e propria “morale” che chiude il commento del proverbio. Ovviamente essa è frutto di un'interpretazione soggettiva ed originale, che tanto è più difficile quanto più sembra chiaro il significato ed il senso del proverbio.
Ecco perché i proverbi dicono e non dicono. Dicono qualcosa e poi ne dicono qualche altra. Dicono una verità indiscutibile e poi ne dicono un'altra che mette in discussione la precedente. Perché il loro compito non è di pervenire alla Verità assoluta, ma di fornire una verità relativa al momento, alla situazione, al contesto. E neppure l'unica possibile. Perché per ogni proverbio adeguato al momento se ne possono trovare altri che confermano. O che contrastano.

Per tali motivi i proverbi sono rimasti nella memoria collettiva come monumenti di un passato lontano.
Grazie al libro: “Cento proverbi per una civiltà” di Salvatore Salvatore le future generazioni potranno leggere e ricordare la memoria del passato.

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Cento proverbi per una civiltà - casa ed. Delta3 edizioni


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