UN PROVERBIO ALLA VOLTA
la Natura
Marzo lu primo nùrico te fazzo
( Marzo il primo nodo ti faccio )
di Salvatore Salvatore*
Anche questo proverbio è riferito all'agricoltura, e, più in particolare, al grano. Nel mese di marzo, dopo il lungo e freddo periodo invernale, la piantina di grano comincia a crescere più speditamente. Le piogge insistenti e la temperatura molto più calda le consentono di elevarsi fino al primo nodo e di perdere lo stato di tenera "erba" per cominciare ad assumere l'aspetto che la renderà diversa dalle altre.
E' risaputo che lo stelo del grano, ma anche di alcune erbe similari, è costituito da settori sovrapposti, vuoti all'interno, delimitati da parti più dure, i nodi. Il settore che si eleverà dall'ultimo nodo, porterà, alla sua cima, la spiga. Nella spiga, ovviamente, cresceranno i semi.
Nel mese di marzo, con l'avvento della primavera e con il risveglio generale della natura, ha inizio il ciclo più vitale per il grano. In questo periodo, dopo i primi trattamenti (la sarchiatura, l'estirpazione delle erbacce e la concimazione) comincia ad essere possibile una prima valutazione sul futuro raccolto.
I contadini più attenti, se le condizioni
atmosferiche saranno favorevoli, dopo
il primo nodo, già azzardano giudizi sulla
consistenza della produzione dell'annata.
Con molta probabilità, questo proverbio ha radici irpine.
La crescita del primo nodo, nel mese di marzo, coincide, più o meno, con un tempo di maturazione che è più probabile sulle colline di questa terra.
Sarebbe, infatti, in ritardo in pianura e in anticipo in montagna.
* Giornalista pubblicista
direttore della rivista di storia e cultura Vicum
Altri proverbi
Volturara, Marzo 2008
I proverbi sono la voce sottile e persistente del mondo tradizionale, figli di una civiltà contadina legati al mondo degli animali e a quello della natura. A questi due mondi Salvatore ne aggiunge un terzo, che anima la sezione “società”.La rilettura “commentata” di ogni proverbio pubblicato si apre con l'esposizione dell'aneddoto o la spiegazione dell'evento (naturale o comportamentale).
Il Salvatore nei suoi proverbi ( dialetto del paese d'origine, Carife) tratta situazioni che, pur appartenendo a particolari contesti sociali, sono facilmente comprensibili da tutti nella loro essenza. Sono le storie dei difetti e pregi dell'uomo, delle sue debolezze e delle sue virtù, dei successi e delle sconfitte.
L'autore non si limita ad esporre solo il significato superficiale di queste pillole di saggezza contadina, ma propone anche una vera e propria “morale” che chiude il commento del proverbio. Ovviamente essa è frutto di un'interpretazione soggettiva ed originale, che tanto è più difficile quanto più sembra chiaro il significato ed il senso del proverbio.
Ecco perché i proverbi dicono e non dicono. Dicono qualcosa e poi ne dicono qualche altra. Dicono una verità indiscutibile e poi ne dicono un'altra che mette in discussione la precedente. Perché il loro compito non è di pervenire alla Verità assoluta, ma di fornire una verità relativa al momento, alla situazione, al contesto. E neppure l'unica possibile. Perché per ogni proverbio adeguato al momento se ne possono trovare altri che confermano. O che contrastano.
Per tali motivi i proverbi sono rimasti nella memoria collettiva come monumenti di un passato lontano.
Grazie al libro: “Cento proverbi per una civiltà” di Salvatore Salvatore le future generazioni potranno leggere e ricordare la memoria del passato.
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Cento proverbi per una civiltà - casa ed. Delta3 edizioni